Lettura dei testi sacri

Spero di non dover commentare troppo spesso l’attualità, soprattutto vorrei evitare di dovermi rapportare troppo con le attività papali, ma l’occasione è ghiotta per fare un po’ di raffronti e parlare poi d’altro.

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_787273639.html

In questi giorni sta rimbalzando ovunque la notizia della maratona di lettura della Bibbia promossa dal Vaticano. Un evento alquanto anomalo nel cattolicesimo, ma di ordinaria amministrazione nell’islam.

Nell’islam infatti, essendo il Corano il punto focale di tutta la dottrina, impararlo a memoria e recitarlo continuamente è una pratica vivamente consigliata. Durante le preghiere si recitano sure* o singoli versetti del Corano e nel mese di Ramadan ogni sera è consigliato leggerne un trentesimo, completandolo così durante tutto il mese.

La tradizione conta sette modi diversi per recitare il Corano, e questi setti modi riportano alla complessità dell’interpretazione.
Sono dovuti a:
- differente punteggiatura (in originale la punteggiatura non c’è)
- differente significato delle parole
- differente interpretazione (significati simbolici o non immediati)

Nel Corano stesso c’è un versetto che avverte del fatto che alcune parte del Corano vanno interpretate come allegoriche, astratte, mentre altre vanno prese alla lettera. Naturalmente non viene spiegato quali sono le une e quali le altre**.

Il Corano viene letto in lingua araba.
E chi, come me, l’arabo non lo parla per nulla che fa? Niente. Ascolta le salmodie cercando di non addormentarsi (perché sono belle per dieci minuti, belle per venti minuti. Trenta minuti e rischi di impazzire).
Allora perché leggere il Corano in arabo invece che in italiano?
La lingua araba è una lingua sacra. Vuol dire che già in essa ci sono significati derivati dall’uso delle lettere, dalla loro posizione. Si dice che tutto il Corano è contenuto interamente nel fatya, la prima sura, questa è contenuta interamente nel suo primo versetto, Bismillah ar-Rahman ar-Rahim ovvero Nel nome di Dio, il Clemente il Misericordioso, contenuto a sua volta nella sua prima lettera, la ba, contenuta nel puntino posto al di sotto di essa.
Questo è solo un piccolo esempio della complessità dei caratteri arabi e della stessa lingua araba.
Altre lingue sacre conosciute (e in genere riconosciute dall’Islam come tali) sono ovviamente l’ebraico e un po’ più sorprendentemente il sanscrito, due lingue utilizzate per una Rivelazione precedente all’Islam (la Torah per l’ebraico, i Veda per il sanscrito) che hanno in comune con l’arabo complessità simili.
Il latino e il greco no, non sono lingue sacre, ma lingue rituali. Rispettabilissime, ma una Rivelazione in latino o greco non c’è mai stata (il Vangelo non è considerato dall’Islam un testo sacro, per quanto rispettabile, in quanto la Rivelazione di Isa***(sas) si è manifestata nella Sua persona, non in un testo).

Recitando il Corano in italiano quindi si rischierebbe di:
- “forzare” un significato piuttosto che un altro
- perdere il significato della lingua sacra
- perdere un’universalità del messeggio, rendendolo accessibile ai soli italiani invece cha a tutti i musulmani.

Ovvio che poi per uno che l’arabo non lo parla è meglio leggere anche una traduzione, ma questo non deve fare dimenticare l’importanza dell’ascolto e della recitazione in una lingua sacra.

Quando ho letto la notizia riportata all’inizio, pur congratulandomi con l’iniziativa****, in effetti per prima cosa mi sono chiesto “In che lingua recitano le Bibbia?”, e leggendo meglio ho capito che avevano scelto l’italiano. In altre parole questo non è un richiamo universale all’attenzione verso la Bibbia per tutti i cattolici, ma è rivolto esclusivamente all’Italia e agli italiani (almeno credo, non mi pare di avere letto che si facciano letture anche in altre lingue). Capisco che non si poteva fare altrimenti, ma lo ritengo un punto a sfavore.
Un altro punto che mi ha lasciato perplesso dell’articolo riportato è il commento di Mordecai Levi, ovvero “un evento anche culturale che unisce ebrei e cristiani che hanno in comune l’Antico Testamento.”, dal momento che la Torah, ovvero il Pentateuco, pur ritenendola inferiore al Corano, è considerata sacra anche da noi musulmani, anche se di questi tempi parlare di radici comuni per le tre più grandi religioni monoteistiche non è di moda.

Salaam, alla prossima!

* capitoli.
** La complessità immane delle interpretazioni voleva essere il mio primo post, perché fondamentale. Spero di dilungarmi quanto prima su questo argomento.
*** nome in arabo di Gesù
**** sono stato cattolico per quasi 30 anni, e il dimenticarsi dei testi sacri per me è sempre stata una grave mancanza della Chiesa.

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